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Il ricordo di Sé e la pietra filosofale

L'Alchimia promette da sempre di trovare la cosiddetta Pietra Filosofale, ma, come accade nelle migliori storie del passato, la sua ricerca e il suo ottenimento non possono essere semplici.

In particolar modo, nell'Alchimia Interiore Trasmutativa si lavora all'interno, con costanza e dedizione, per giungere infine alla Terra Promessa dell'Anima.



Ci serviamo di esercizi di Ricordo di Sé (che, a scanso di equivoci, non hanno nulla a che vedere con le tecniche di ipnosi regressiva) e di altre pratiche alchemiche interiori che aiutano a guardare in faccia le proprie ombre, ad auto-conoscere se stessi e le cariche energetiche che si muovono al proprio interno.

Questo allenamento intensivo prevede il confrontarsi in modo consapevole e profondo con le proprie emozioni, i propri pensieri, le proprie azioni e il proprio intero sistema di credenze.

Più si svolge tutto questo, più si impara a riconoscere la propria e l'altrui natura spirituale. Non è un processo semplice, per questo serve essere guidati, almeno all'inizio.



A meno che non si sia individui volitivi per natura, ricevere istruzioni da una guida pone nella condizione psicologica di volersi impegnare e impedisce di incorrere in errori portati dall'inesperienza.

Come per ogni psico-terapia il terapeuta indirizza verso un lavoro mirato su determinati aspetti di sé, così anche l'Alchimia e le pratiche esoteriche necessitano di essere impartite da Cuore a Cuore, da orecchio a orecchio, per poter essere svolte al meglio e con reale efficacia.


E’ importante aprire una parentesi per meglio approfondire il significato del lavoro su di sé e per comprendere come fugare ogni dubbio sull’autenticità e sull’efficacia del lavoro svolto.



Le modalità con cui ogni individuo si approccia alla crescita interiore sono varie e diverse tra loro e, anche se ci sono chiaramente diversi punti in comune in ciò che emerge tra coloro che svolgono un lavoro su di sé, ognuno va incontro a eventi, difficoltà, emozioni diverse, uniche. Forse proprio questa “diversità” fa sì che, a volte, sorgano dubbi sul corretto svolgimento dell'osservazione di sé e delle pratiche.

Il confronto con la propria guida, ove possibile, è quindi essenziale, soprattutto quando si è agli inizi del proprio percorso verso Anima… ma si tratta chiaramente di una possibilità non sempre praticabile. Qual è allora il modo migliore per comprendere se il lavoro svolto è concreto, efficace e se può realmente facilitare la propria evoluzione?


Ebbene sì, di nuovo lui, l’ascolto del proprio sé più profondo.

Detta così, questo processo potrebbe quasi far pensare a un cane che si morde la coda!


A questa immagine noi preferiamo quella dell’uroboro, il serpente che si morde la coda, visto come un circolo virtuoso in cui, una volta entrati, una volta compresi il ritmo, la ciclicità e i meccanismi, il sentire diventa parte della nostra quotidianità: si inizia a fluire in maniera spontanea e la crescita interiore è finalmente semplice conseguenza del vivere, del solo “essere” noi stessi. La crescita interiore non è più quindi uno scopo, ma è l'unico mezzo possibile per proseguire il nostro viaggio su questa dimensione.



E’ bene ricordare che l’evoluzione è sempre una conseguenza dell’osservazione di sé e mai fine ultimo. Se ci siamo incarnati è per fare esperienza di noi stessi, per materializzare lo spirito e spiritualizzare la materia; è per poter conoscere ciò che siamo e non per cambiare ciò che siamo. Il cambiamento può paradossalmente avvenire solo se non è quello, il nostro obiettivo(!), può compiersi se ci dimentichiamo completamente di esso e ci facciamo paladini dell’osservazione e dell’accettazione di noi stessi. Il risultato sarà quindi imparare pian piano ad amarci per come siamo e inevitabilmente questo porterà il nostro universo interiore - quindi ciò che siamo dentro, ma anche ciò che ci appare come esterno - a cambiare.


Come già saprete, ciò che per l’alchimista interiore è rappresentato dal lavoro nella propria officina alchemica - il corpo fisico ed emotivo - è traducibile per l’alchimista tradizionale come lavoro in un autentico laboratorio dotato di strumentazione atta a trasmutare in oro i metalli vili. Per compiere questo eroico lavoro è necessario ottenere la pietra filosofale, che sarebbe dotata di tre proprietà straordinarie:

1) Fornire un elisir di lunga vita in grado di conferire l'immortalità, costituendo la panacea universale per qualsiasi malattia

2) Far acquisire l'onniscienza, ovvero la conoscenza assoluta del passato e del futuro, del bene e del male, secondo un'accezione che contribuisce a spiegare l'attributo di "filosofale"

3) La possibilità infine di trasmutare in oro i metalli vili, proprietà che ha colpito maggiormente l'avidità popolare



Il "triplo potere" della pietra filosofale avrebbe valore iniziatico; essendo considerato l'oro un metallo "immortale", capire come produrlo a partire da metalli vili significa sapere come rendere immortale un corpo mortale. Lo scopo della pietra era quindi trasmutare l'alchimista stesso, che ingerendola avrebbe ridestato la propria anima alla veggenza, ascendendo al soprannaturale.

L'oro inoltre è simile alla luce che è simile allo spirito. Convertire tutti i metalli in oro significa perciò trasformare la materialità in spirito. Molte leggende tuttavia, attribuiscono a tale elemento altre proprietà, o ne sottraggono alcune. Alcune speculano anche sul fatto che l'elemento in realtà non debba essere forzatamente solido e che esso sia una polvere rossa molto densa o addirittura un materiale giallastro simile all'ambra.

Ciò non vuol dire che la pietra filosofale fosse l'oggetto di semplici leggende, di visioni utopiche, o di desideri avidi: l'alchimista, anzi, era tenuto a raggiungere un elevato livello di moralità, condizione indispensabile per la riuscita della sua Opera, che gli impediva di arricchirsene a fini egoistici. L'oro, piuttosto, era ricercato soprattutto per essere utilizzato come catalizzatore nelle reazioni chimiche, cioè per portare a termine le trasformazioni, essendo apprezzato da sempre come l'unico metallo conosciuto in grado di restare inalterabile nel tempo.



Il valore attribuito all'oro aveva origine da antiche dottrine confluite nella filosofia neoplatonica, la quale riconduceva all'Uno la molteplicità dell'universo, deducendone che tutti gli elementi risultassero composti della stessa sostanza aurea primordiale, identica in ognuno di essi ma presente in proporzioni diverse. Per riportarli alla loro purezza originaria appariva lecito variare tali proporzioni con l'intervento di un agente catalizzatore. Quell'etere, o «quintessenza», era secondo gli alchimisti il composto principale della pietra filosofale, la cui maggiore o minore presenza era ciò che determinava appunto la varietà e le mutazioni della materia.

Il lapis philosophorum o «quintessenza» sarebbe risultato in particolare dalla sintesi di due polarità contrapposte, quali il mercurio, associato all'aspetto passivo e lunare dell'etere, e lo zolfo, associato al lato attivo e solare dello spirito.


Tutta la natura, secondo il platonismo, essendo vitalizzata dalle Idee, risultava intimamente popolata da energie e forze arcane, celate nell'oscurità della materia, che era compito del filosofo risvegliare. Il dualismo tra spirito e materia si rifletteva nella corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, tra l'officina esteriore e il laboratorio interiore, dando luogo ad un'analogia recondita tra la possibilità di un'evoluzione personale dell'alchimista, e la convinzione che tutti i metalli presenti nelle viscere della terra fossero destinati a ridiventare oro.

Questa descrizione della pietra filosofale tratta da Wikipedia è parecchio completa per comprendere il significato di questa sorta di "sostanza".

Ciò che non si deve perdere è però il significato di tutto il processo a livello di elevazione dell'Essere.

Passare dalla Nigredo all'Albedo attraverso la trasmutazione dei nostri demoni.

Compiere la "magnus opus" in noi, per noi.

La Grande Opera della quale spesso vi parliamo.


All'interno della nostra Scuola proponiamo molti esercizi pratici, volti a sviluppare la Volontà, l'Amore Incondizionato, la Disciplina, il Coraggio, l'Umiltà, la Pazienza, l'Amor Proprio. E lo facciamo col nostro stile, perché fare un lavoro interiore è bello e importante, ma farlo con un pizzico della leggerezza che hanno i bambini ci avvicina ancor di più al Divino che siamo.

Poiché... la Pietra Filosofale è già dentro di te.


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