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Guarire in cerchio seguendo la Ruota

"Quando nutriamo noi stesse, altre sono curate.

Quando nutriamo i nostri sogni, diamo vita ai sogni dell'umanità."


(Le Tredici Madri Clan delle Origini - Jamie Sams)


I cerchi femminili (e non solo) sono nati con l’intento di portare cura laddove per troppo tempo non ve n’è stata. Quello che secoli fa era un rito normale e quotidiano, come il riunirsi in cerchio, ha finito per essere considerato malvagio, da demonizzare fino a essere dimenticato.


Oggi il sapore e l’armonia del cerchio stanno tornando utili. Una forma che, a livello inconscio e archetipico, ci rimanda a tutto ciò che é nido, alla linea dell’orizzonte, alla protezione, al sole e alla luna, ai frutti maturi sugli alberi, alle corolle dei fiori… La vita intera racchiusa in un simbolo che si evolve in Ruota, quando ci riappropriamo della ciclicità insita nella nostra esistenza.



Per secoli l’essere umano ha vissuto con questa forma come compagna: la sua casa e il focolare sono stati circolari finché non ha abbandonato i sentieri naturali in favore degli spigoli, della rigidità e delle gerarchie. Allora, le sue case sono diventate quadrate o rettangolari, così come anche il luogo che custodiva il fuoco, fulcro della vita quotidiana.




Ritrovarsi in questo tempio senza mura né colonne che il cerchio rappresenta diventa costruttivo e potente quando si mantiene l’attenzione focalizzata sulla Cura e non sul dolore o sul rimpianto, quando impariamo a com-prendere che non siamo esseri fissi e rigidi, ma mutevoli, morbidi, dai confini sottili.


Spesso, come esseri umani, riusciamo a complicare ciò che invece é semplice come un respiro. Creiamo cerimonie complesse, ingannandoci che esse siano fondamentali, ma la verità é che il “rito” lo fa il Cuore. Incaselliamo fasi vitali in archetipi che crediamo erroneamente essere fissi, ma che infondono il massimo del loro insegnamento solo quando sappiamo sviluppare uno sguardo più morbido, che sa andare oltre gli schemi preconfezionati e accarezza pieghe e meandri di quelle energie che altrimenti restano criptiche, superficiali.


In molti, in passato, hanno confrontato e studiato le quattro fasi principali dei cicli vitali dell’essere umano e – in particolar modo – della donna, studiosi ed esperti che hanno svolto un lavoro pionieristico di ricerca dal valore indiscusso e inestimabile negli ambiti degli archetipi, dell’inconscio collettivo, della biologia, dell’antropologia, della psicologia e delle energie sottili. Queste menti sensibili hanno notato come molta della nostra realtà abbia il suo fondamento nel numero quattro, che ha la funzione di rendere stabile, di creare solidità: le quattro stagioni ne sono un esempio, ma anche i quattro elementi, le quattro fasi lunari e le quattro direzioni. Fondamenti, questi, riconosciuti e tenuti in grande considerazione già dalle antiche civiltà. Ricalcando queste energie, gli esperti di diverse epoche e culture hanno inscritto nella stessa ruota divisa in quarti le età, gli archetipi e le fasi cicliche umane: infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia; Vergine, Madre, Incantatrice, Anziana. Fasi e archetipi che si attivano e si ripresentano ciclicamente anche nella psiche e nel fisico della donna a ogni ciclo mestruale, momenti in cui, nel lavoro in Cerchio, si è chiamate a riconoscersi.



E alcune donne si sentono in colpa, sbagliate, “rotte” e non funzionanti, quando non ritrovano le caratteristiche (fisse) di questi archetipi dentro di sé nelle fasi corrispondenti del loro ciclo. Donne che non mestruano in Luna Nuova o in Luna Piena – come la Ruota mestruale comanda – che si sentono disallineate, oppure che nella loro fase della Vergine non riscontrano in se stesse gli schemi emotivi tipici dell’archetipo e si demoralizzano, perché “allora qualcosa non va in me”. (Parlo di femminile solo perché é l’ambito di cui più mi occupo, ma vale per qualsiasi ruota/cerchio e qualsiasi ambito, anche stagionale/naturale.)


Allora, quando incontro questo auto-sabotaggio, rifletto e mi interrogo: il Cerchio, gli Archetipi, le fasi del ciclo biologico/mestruale/vitale sono nati, forse, per creare ulteriori ferite laddove esistono già delle piaghe aperte? O sono stati osservati e ideati, piuttosto, per aiutarci a com-prendere chi siamo, per permetterci di svolgere un lavoro migliore ai fini dell’auto-guarigione e dell’auto-conoscenza di noi stessi?


La verità – secondo me – é che non siamo inscrivibili in una Ruota fissa e preconfezionata. Le stesse parole “Ruota” e “fissa” cozzano l’una con l’altra, non si possono sposare tra loro poiché sono in antitesi. Sembra quasi di sentire lo stridore del gesso su una lavagna, a leggere questo accostamento paradossale. Una Ruota è fatta di movimento, di morbidezza, di imprevedibilità, le stesse che abbiamo noi in quanto esseri umani, o meglio, esseri viventi sul tessuto epiteliale di Madre Terra, anch’essa ciclica, tonda, morbida, mai uguale a se stessa.



Ben venga la Ruota, quando da essa possiamo imparare che non viaggiamo su una linea retta, che alcune fasi della nostra vita sono cicliche e tendono a ripresentarsi, ed é utile saperle riconoscere per affrontarle con spirito costruttivo. Ma, quando si lavora con la Ruota, a mio parere si dovrebbe essere come acqua, fluida e adattabile.


Il cerchio, d’altronde, appartiene alla Geometria Sacra e il suo potere era conosciuto fin dalla più lontana antichità. Non a caso era molto utilizzato dai maghi e dalle streghe, così come dagli sciamani, dai capi tribù e oggi lo si utilizza ancora nelle sette religiose con scopi molto meno nobili d’un tempo. Ricorda il ventre materno, per cui é un canale per la gestazione, la manifestazione, la guarigione: ciò che porti all’interno di un cerchio si amplifica e coinvolge tutti coloro che vi si riuniscono (non solo di carne e ossa…), poiché funge da cassa di risonanza. Per questo le esperienze in cerchio sono così forti, anche se vi interagiscono solo due persone.


Ritengo importanti i gesti, le parole e i lavori che si svolgono dentro questa sacra forma, che ha la capacità di avvolgerci mentre scaviamo nella nostra storia personale per risanarne le ferite, mentre impariamo ad ascoltare la sofferenza emotiva di chi é vicino/di fronte a noi, mentre riconosciamo quel malessere come nostro e ripuliamo le memorie deleterie e stantie che ci riguardano. Se trasformiamo il cerchio in un contenitore di lamento, esso amplificherà questo sentimento. Quando, invece, esso viene utilizzato per responsabilizzarci e trasmutare la nostra vita, allora diviene un catalizzatore di rinascita e guarigione senza eguali. Per questo alcuni, ancora oggi, definiscono queste sessioni come “Cerchi-Medicina“, ma lo sono davvero solo se ne accettiamo e ne utilizziamo il potere nel modo corretto.



So di cerchi che si trasformano in crogioli di rabbia e ribellione, o ancora di lamentele e vittimismo. Si perde molto del loro senso originario e della loro potente funzione – a mio avviso – quando non vi si lavora per il benessere di tutti i membri, quando non si considerano le energie sottili in gioco (importantissime e fin troppo sottovalutate), quando non ci ri-educhiamo all’ascolto in contemporanea di noi stessi e degli altri, quando non impariamo il valore di prendere parola con il Cuore e non con la mente, quando non ci concediamo di conoscere le energie di tutti i simboli coinvolti.


Siamo nati in Occidente, dove il mondo dello spirito e quello interiore sono stati schiacciati e abbandonati per secoli in favore della superficialità e dell’esteriorità. Non abbiamo più la saggezza dei nostri avi, che davanti al fuoco e all’acqua non parlavano mai male o d’impulso, poiché conoscevano il potere amplificatore e curativo di questi elementi; non era buona cosa inquinarli con le proprie vibrazioni, se queste non erano pure. Abbiamo perso l’osservazione assidua degli astri, di come essi influenzino i nostri cicli fisici ed emotivi. Per questo un cerchio non deve diventare un muro del pianto in cui riversare solo dolori. In esso, come indica la sua vibrazione geometrica e matematica, possiamo:


  • Essere cullati come in una gestazione;

  • Imparare a vivere diversamente e considerando con maggiore consapevolezza i nostri cicli passati, presenti e futuri, che si rifanno sì a una Ruota, ma che in noi si esprime in modo unico e irripetibile, come gli esseri insostituibili che siamo;

  • Ri-educare noi stessi a linguaggi antichi e nuovi, apprendendo l’arte di sentire con sensi diversi da quelli conosciuti e utilizzati quotidianamente;

  • Costruire una vita diversa per noi e per la piccola comunità di cui facciamo parte, manifestando al di fuori del cerchio ciò che abbiamo imparato al suo interno;

  • Risanare le ferite della nostra storia personale lavorando su di esse con pazienza, amore e fede, senza nutrirle con la lamentela, il giudizio, la monopolizzazione dell’attenzione;

  • Scoprire i nostri talenti e metterli al servizio, prima dei membri di quel cerchio, poi del mondo;

  • Creare la nostra vita, creare arte, creare relazioni…;

  • Apprendere l’arte di auto-curare noi stessi per divenire poi cellule sane e guaritrici del tessuto familiare e sociale.


Ma per far sì che tutto questo avvenga, è necessario non ingabbiarsi in schemi, corrispondenze e rigidità. Serve fatica, poiché bisogna percorrere strade non battute. Serve non alimentare ulteriormente il senso di colpa e imparare a comprendere chi siamo e cosa un cerchio possa restituirci. Serve aprire il proprio Cuore in modo Vero, senza sentimentalismi. E serve la viva volontà di essere cura per se stessi in primis e per gli altri. E’ così che il cerchio e la ruota divengono strumenti potenti, alleati inestimabili per la nostra guarigione interiore.




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