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I momenti bui: quando la luce interiore si affievolisce

Chi come noi segue un cammino di crescita interiore, una via spirituale, si occupa di pratiche esoteriche e soprattutto tende sempre l’orecchio all’ascolto della voce dell’Anima, è solitamente un individuo che, col tempo, ha lavorato sulle proprie qualità per poterle ampliare. La costanza, la pazienza, la lungimiranza, il coraggio [agire con il cuore], l’umiltà… queste sono alcune tra le più importanti qualità che un mago alchimista coltiva in sé.

Un mago alchimista è individuo che vive di luce, perché è luce lui stesso e di conseguenza offre luce al mondo circostante.




Ma come già abbiamo accennato in altri nostri scritti, spesso anche chi ha fatto esperienza di un potente risveglio è pur sempre un individuo in percorso: non dobbiamo limitarci a vedere bianco o nero! Per aiutarci nella comprensione a livello teorico parliamo sì di dormienti e di risvegliati, ma dobbiamo considerare tutte le sfumature che stanno nel mezzo.


Il risveglio può essere istantaneo, potente, ma per la maggioranza degli individui si tratta di un processo più lungo, che inizia con un’intuizione e prosegue costellato da prove inviateci da Anima.


All’inizio di un percorso di risveglio, generalmente c’è molto entusiasmo e il mondo intorno a noi assume nuovi colori. Iniziamo a sentire che c’è una sorta di bellezza in ogni cosa che ci circonda, in ogni individuo che incontriamo, in ogni evento che ci accade, tanto da arrivare quasi a percepire la perfezione del tutto.

Questo entusiasmo va nutrito, è carburante per la nostra luce interiore.




Ma, come sappiamo, l’universo, che di per sé stesso è uno solo e perfetto [Dal lat. universus ‘tutto intero’], diventa duale per la mente umana, le cui capacità sono per natura limitate: il bene e il male, il bello e il brutto, il sacro e il profano… definizioni che come sempre servono a noi, ma che non hanno alcun valore per il cosmo, per il quale tutto è uno ed è perfetto così com’è.


Ma perché esista la luce, deve esistere anche il buio. E dualità significa anche movimento, creazione (la dualità dei generi), cambiamento.




Se all’inizio di un percorso di risveglio possiamo arrivare tanto vicini alla luce e alla percezione dell’unità e della perfezione del cosmo, è facile che dopo un certo periodo di tempo quella luce si affievolisca, tanto da farci quasi brancolare nel buio come fossimo tornati in una sorta di dormiveglia.

Ognuno con i propri demoni, quelli su cui meno abbiamo lavorato, chi in preda alla mente e alle proprie ossessioni, chi avviluppato nel senso di colpa, chi nel giudizio o nell’attaccamento.


Siamo di nuovo nella bidimensione, ci siamo addormentati e in posizione orizzontale non riusciamo più a scorgere quel disegno divino, quella rete luminosa che unisce ogni cosa e che è nutrimento per il nostro mondo interiore.




In quel vortice di pensieri ed emozioni all’ottava bassa è facile farsi prendere dallo sconforto, anche se abbiamo lavorato molto su di noi in precedenza: ci sembra quasi che il velo dell’illusione si sia di nuovo calato davanti ai nostri occhi e abbia ricoperto e offuscato tutto ciò che prima ci appariva come luminoso. La “realtà”, la nostra realtà, quella che abbiamo deciso di crearci ora, ricascando nella trappola tesa dai nostri demoni, è di nuovo avvolta da una sorta di nebbia che fa sembrare le luci distorte e distanti, i colori spenti, le persone semplici sagome senza anima.


La voce della nostra Anima sembra così lontana che arriviamo quasi a pensare di aver vissuto un’illusione quando ci sentivamo pieni di vita, di luce! Ricadiamo nell’apatia, nel cinismo, nel vittimismo, così tanto da pensare che non ci sia scampo e che a questo punto sia meglio tornare in quel mondo fatto di materia, di amori struggenti o finti, di calcoli e di competizione. Come se fosse l’unica via, ormai.


Eppure… possiamo affermare con certezza che anche nei periodi più bui, più difficili, più confusi, ogni individuo che ha iniziato un cammino di profonda conoscenza interiore, non può più tornare indietro! Egli ha sempre in sé una scintilla che forse a volte non riesce a scorgere, ma che, se alimentata ad esempio con la preghiera, può riaccendere la sua luce, quella luce che tornerà ad illuminare la via. Che è sempre stata là, davanti a lui, che era solo nascosta dalla nebbia, dalle nuvole.




Tutti noi, chi più, chi meno, chi direttamente, chi indirettamente (soprattutto chi è nato e vissuto in Italia) siamo stati a contatto con la religione cattolica e molto spesso nel leggere la parola “preghiera” scatta automaticamente in noi lo schema mentale del seguace della chiesa, del praticante della messa della domenica, del vicino di casa bigotto. Ovviamente nulla di tutto ciò. Scardiniamo lo stereotipo deleterio della preghiera e aiutiamoci a vederne invece il più ampio significato. Preghiera non è supplica, non è sottomissione, non è ammettere che ci sia qualcuno di più potente là fuori che ci tirerà fuori dalle sabbie mobili. Non è porsi nella condizione di vittime, né infliggerci punizioni perché siamo “peccatori”. Prestiamo bene attenzione a questo schema, che ci fa allontanare da uno strumento che è ben diverso e molto potente, ma soprattutto salvifico, edificante.

Preghiera significa abbandono alla volontà del padre, il padre che è in noi; è sacra resa al volere divino, volere che è insito in noi, quali, appunto, esseri divini. E anche se in un momento buio sembriamo non rendercene conto, quella forza di pregare dentro di noi c’è sempre!




Quando abbiamo perso la fiducia nella vita, quando ci sentiamo in trappola, quando siamo deboli o malati, quando abbiamo paura o vergogna… abbiamo SEMPRE la possibilità di scegliere un intento diverso da quello che sceglieremmo se seguissimo lo schema trito e ritrito della vittima, lo schema del “ma io sono fatto così”! Abbiamo sempre l’opportunità di ribaltare la situazione… sì, ma sempre se ci arrendiamo prima! Se la accettiamo prima, quella situazione, se osserviamo noi stessi in quel momento e ci diamo finalmente la possibilità di essere lì con il nostro corpo fisico, le nostre emozioni e non scappiamo, non cerchiamo distrazioni o vie di fuga.




Anche nei momenti più cupi c’è tanta bellezza, perché è proprio in quei momenti che siamo messi a grande prova da Anima ed è proprio in qui momenti che abbiamo l’opportunità di sfoderare la nostra arma più luminosa e di accettare la prova che ci è stata posta sul cammino, riconoscendola come grande privilegio e incarnando il guerriero di luce che è sempre stato dentro di noi… permettendogli di elevarsi a un livello di coscienza ancor più alto. Questa è la riaccensione della scintilla, di quel fuoco interiore che ci sembrava spento, ma che doveva in realtà solo essere alimentato, con la pratica della gratitudine, con la generosità, con la preghiera… prestando attenzione il più possibile alle energie che mi muovono, tornando ad osservarmi e ritrovando quelle qualità del mago che erano solo state dimenticate, ma che una volta acquisite in realtà sono sempre a nostra disposizione.




Questa è la grande vittoria dell’Anima sulla possibilità di riaddormentamento di noi individui che abbiamo intrapreso un percorso di luce.


Che il fuoco interiore che è in noi possa sempre essere acceso e nutrito di tutta la bellezza divina di cui siamo fatti.

Tutte le immagini presenti in questo articolo sono prese da Pixabay ad uso gratuito, tuttavia, ne riportiamo ugualmente qui l'autore: olcayertem - pexels - stocksnap - kranich - 3938030 - 165106 - deflyne


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