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Il commentatore compulsivo

Cosa spinge l'essere umano moderno a dire sempre la propria, anche quando il suo parere non è richiesto? Perché si commentano in modo compulsivo post sui social con il tipico atteggiamento della polemica, dell'insofferenza, dimostrando di non aver neppure compreso fino in fondo il significato del post sotto cui si finisce per sproloquiare?



Proviamo a fare un esempio concreto, tanto per andare al nocciolo della questione.


Se un meteorologo scrive un post con le sue previsioni per la giornata, sotto quel post troverete qualunque tipo di commento non richiesto:


- Secondo me esce il sole!

- Qui ha fatto solo due gocce!

- Posso stendere i panni, quindi?

- Nooo! Se piove devo prendere la macchina! Resterò imbottigliato nel traffico!

- Voi meteorologi sparate un mare di cazzate.

- È tutta colpa dei cambiamenti climatici.

- Non ci sono più le stagioni di una volta.


E avanti all'infinito.



Quasi un centinaio di commenti in meno di dieci minuti dalla pubblicazione del post appartenenti a persone che non sono lì per ringraziare o, semmai, chiedere delucidazioni in merito a un'osservazione fatta.


Commenti automatici, nel senso che non danno un valore aggiunto a quanto viene scritto, ma appaiono scritti da “automi” non-pensanti, che non ragionano e agiscono unicamente d’impulso.

E ciò accade in qualsiasi ambito, ovviamente, abbiamo riportato un esempio-tipo tra tanti.


Basta mettere la foto di un animale o di una pianta - addirittura priva di didascalia! - per sollevare un inutile e sterile polverone.

Chi ne scrive il nome scientifico.

Chi polemizza sugli effetti di quell'animale sulla vita umana.

Chi polemizza sugli ecosistemi infranti.

Chi filosofeggia sulla superiorità animale su quella umana (o viceversa).

Senza che nulla di tutto ciò venisse in alcun modo richiesto - né implicitamente né esplicitamente - dall'autore del post o della foto.



Per non parlare, poi, di argomenti come il cibo, la politica, l'ambiente, la salute...

E questo accade sempre di più, perché l'essere umano ha un gran bisogno di essere visto. Di far vedere che "ne sa" o che, semplicemente, è partecipe alla discussione. E così, indirettamente, affermare che esiste.

Ecco. L'abbiamo detto.

L'esistenza delle persone è diventata talmente vuota che ormai si riduce tutto a un commento sui social. Lasciare un commento equivale a lasciare una traccia del proprio passaggio su questo pianeta, un modo per sentirsi effettivamente vivi, per dire la propria, per sfogare tutto ciò che si ha dentro senza se e senza ma.



Si scatenano ogni giorno battaglie da tastiera senza esclusione di colpi (poi ci si sorprende delle guerre esteriori che scoppiano nel mondo, perché non si considera minimamente la Legge di Corrispondenza Universale “Come dentro così fuori”), ma la cosa grave non è tanto questa.

La vera gravità sta nell'ignorare la propria re-azione. Nel non porre attenzione a quello che è un bisogno fondamentale della personalità che rischia di rovinare ogni ambito della propria esistenza, se non ascoltato e guarito. Nel non soffermarsi più neppure a leggere le parole di un articolo, figurarsi nel comprenderlo.

E avviene anche - e forse soprattutto - in ambito spirituale, su canali YouTube e/o su pagine che parlano di crescita interiore. Gli ambienti che dovrebbero essere tra i più "sani" ed evolutivi divengono crogioli di involuzione senza precedenti, dove chi davvero svolge un lavoro su di sé può trovare pane per i propri denti, materiale utilissimo alla propria auto-osservazione.



Oggi quel bisogno d'esser visti, di esistere, emerge sui social. Ma ogni istante della vita di queste persone è permeato da tale emozione.

Cosa significa questo?

Che a ogni respiro - anche se sembrerebbe il contrario e magari non lo si ammetterà mai - ci si sente vuoti, inconsistenti. Ogni cellula urla: "Guardatemi! Ascoltatemi! Io esisto! Ci sono anche io su questo pianeta! Chiedo la vostra attenzione, prego!".

E ciò investe ogni ambito della propria esistenza: l'amore, le amicizie, la carriera, il denaro, la famiglia...

Ed è proprio chi più sfoggia con sicurezza se stesso a essere logorato in tal senso.

Sono proprio i più arroganti e tracotanti ad avere una sofferenza devastante dentro di sé, della quale - spesso - non sono neppure consapevoli.

E lo diciamo senza giudizio, perché ognuno ha i propri demoni, il proprio vissuto, il proprio percorso animico da attraversare, com'è giusto che sia.

Ma vogliamo ricordare che chi veramente sa, non ha bisogno di sfoggiare nulla.

Chi veramente non sa, ha orecchie e cuore aperti.

Chi sta bene con se stesso e con la propria vita, non ha bisogno di affermare la propria esistenza sui social con commenti compulsivi.

Nessuna critica da parte nostra. Come sempre, la nostra intenzione è quella di puntare una torcia laddove non in molti guardano, di portare attenzione e illuminare certi lati che, se continuassero a restare al buio, diverrebbero potenzialmente pericolosi per chi li ignora.



Prima di lasciare traccia del proprio passaggio sul web, prima di rispondere a un impulso, bisognerebbe fermarsi, respirare e guardarsi dentro.

Interrogarsi.

Osservarsi.

E, solo dopo (semmai), agire.


Come in ogni altra situazione, d’altro canto, perché il web non è che un piccolo specchio della nostra quotidiana realtà.


"Chi guarda fuori sogna. Chi guarda dentro si sveglia." (C. G. Jung)





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