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Il Drago in Alchimia

Il Drago ha una simbologia antica come il mondo e qualsiasi Alchimista Mago tiene molto da conto di questa figura. Lo considera persino una forza importante e oggi ti spieghiamo il perché.


Ad essa sono stati assegnati, fin dagli albori, significati profondi e dalle mille sfaccettature, in base alla cultura o alla tradizione di appartenenza.

Anticamente, lo si trova come simbolo di saggezza, di protezione, di potere e rigenerazione. Era associato alle energie del femminile, alla Grande Madre, ed era spesso posto a guardia di grandi e inestimabili tesori, che elargiva solo ai più meritevoli.

Ma anche custode di quei tesori difficili da raggiungere e questo lo capirai meglio quando parleremo del Drago che esiste dentro di te.



Due draghi, uno rosso e uno bianco, accompagnano le leggende bretoni. Uther Pendragon divenne re dopo una battaglia furiosa tra queste due creature, e si dice che, quando Artù si sveglierà dal suo sonno ad Avalon, i due draghi torneranno per distruggere il vecchio mondo e fare posto al nuovo.


Nella cultura greca, il drago Ladone sorvegliava il Giardino delle Esperidi, il quale custodiva i frutti della conoscenza. E nelle tradizioni di stampo orientale, il drago è sempre stato considerato un essere dai grandi poteri benefici. Per l’araldica è simbolo di fedeltà, ma anche di valore militare. Con l’avvento del cristianesimo, venne demonizzato, finendo per raffigurare il demonio e incarnare le forze del male. Non vi erano più divinità femminili a sorvegliare grotte e fonti d’acque, ma al loro posto comparvero i draghi, con la funzione di spaventare le genti pagane e di estirpare l’antica religione facendo leva sulla paura.





Venne persino associato al Serpente in quanto visti entrambi come “cugini” poiché Rettili. Il Serpente riporta anch’esso un’antica simbologia che traduce la saggezza e persino la guarigione come si può ben notare dal Caduceo, bastone di tutti i Guaritori, in grado di avvicinare l’Uomo a Dio e viceversa come per: Asclepio, Ermete, Raphael… ma il Serpente è divenuto presto anch’esso emblema del Diavolo tentatore, cioè Satana, da non confondere con Lucifero e, solo per parlare di questo, non basterebbero tre articoli. Un simbolo così potente, ribaltato verso il male…


Perché? Perché il Serpente resta comunque, nonostante tutto, simbolo del Cristianesimo (Vedi Sala Nervi in Vaticano)?


Lo stesso nome “Drago” deriva dal greco “Drakon” che a sua volta deriva da “Draconis” e cioè, appunto, “Serpente”.

Nel nostro stesso cervello, una parte è chiamata “Cervello rettiliano”, la più antica, quella, come dice la scienza, associata all’autodistruzione, alla violenza e all’aggressività. Quella che non comprende patine e, attraverso impulsi primitivi, sfodera il manifestarsi più viscerale di noi.


Per la geografia sacra, le Linee del Drago attraversano specifici punti energetici del nostro pianeta, “vortici” in cui la vibrazione spirituale della Madre Terra è potente, Sono luoghi in cui, oggi, sorgono edifici religiosi, pregni di simboli, significati e dalle forti energie benevole e taumaturgiche.


Santi come San Giorgio e San Michele vengono raffigurati nell’atto di schiacciare, trafiggere o sconfiggere un drago, spesso per difendere una figura femminile. O, meglio ancora, un’energia femminile. Madre. Creatrice. Divina. C’è chi sostiene che questa sia una metafora per celare un messaggio esoterico, laddove Michele in

origine non uccide, ma governa il drago (le sue linee, secondo la geografia sacra) per preservare le energie della Madre Terra.



Sappiamo però che il nome Mi Ka ‘El è in realtà un grido che annuncia "Chi è come Dio?!" e, guarda caso, chi è come Dio sconfigge il buio. Molte volte ci capita di vedere punti interrogativi sui volti delle persone quando parliamo di - amore e cioè di Dio, di Drago e non amore -. Il Drago che viene ucciso da Mikael, associato a Lucifero, all’oscurità. Il Drago che viene trafitto da San Giorgio. Il Drago che viene correlato al Serpente, ingannatore o mostruoso, da eliminare, come racconta persino la figura dell’Ofiuco. L’Ofiuco è una grande figura esoterica delle costellazioni e viene considerata come un forte guerriero che sconfigge un enorme serpente per alcuni chiamato Drago.

Parliamo di una figura che sarebbe dovuta divenire un segno zodiacale ma pare si sia vietata questa scelta poiché, ciò, avrebbe compromesso l’esistenza degli altri segni che sarebbero immediatamente divenuti più deboli messi a confronto di un simile emblema.


Ebbene sì. L’Alchimia conosce la Luce splendente che si cela all’interno di un demone. Riconosce l’Angelo in quel Daimon. Riconosce l’energia nobile e sovrana in quella prettamente materica e negativa all’ottava bassa. L’alchimista sa che occorre trasmutare e non trasformare perché non bisogna cambiare energia bensì trarre da

quella la ricchezza.



L’alchimista sa che più un demone è antico e potente e più racchiude in sé un gioiello dall’inestimabile valore. Un alchimista ama i suoi demoni, li trasmuta ma non li odia, non prova rancore per loro. Ne riconosce il sacrificio, l’insegnamento, vede la propria creazione, vede in loro l’emanazione di se stesso. Detestare o

rifuggire loro significherebbe sdegnare se stesso. Lui sa che sono i suoi figli. Il Drago, come abbiamo scritto prima, è il grande custode dei tesori più preziosi e del potere più forte. Della grande saggezza divina. Della massima elevazione dell’uomo.


Protegge e accudisce in noi il lapis philosophorum. Il Drago riesce ad allontanare le entità malvagie, riesce a guarire. Il Drago è associato al Fuoco utilizzato nella creazione e nella trasmutazione. Governa gli elementi, è emblema delle origini, degli inizi, della Sorgente. Per questo custodisce il nostro tesoro più grande. La nostra

Luce.


L’Alchimia riconosce e contempla tutte le simbologie di questo animale fantastico, nei trattati alchemico-esoterici, così come nell’Astrologia, compare spesso come Caput Draconis, appunto la testa del Drago, quella più difficile da affrontare per giungere al tesoro più grande: la piena realizzazione del Divino dentro di sé.

Il padre di tutti i demoni viene definito da noi “La Testa del Drago” e rappresenta la mancanza d’amore nei nostri confronti, una bassa autostima, il non riuscire ad amarsi e ad accettarsi per quello che si è. Come sicuramente saprai, questo porta ad un meccanismo che proponiamo continuamente, perpetriamo nella nostra

esistenza, al fine di ricevere amore dal mondo. Di essere visti.

Tutto, e ripetiamo – Tutto –, quello che riguarda il nostro Essere, vira in base a questo demone. Qualsiasi cosa facciamo, diciamo, proponiamo, mostriamo o nascondiamo è analizzato e adattato al non perdere l’amore del mondo.


Perché questo? Perché non provando amore noi per noi stessi abbiamo bisogno di quello degli altri.


Ma, alla fine, perché chiamare questo enorme demone, questo fine ultimo, proprio “Testa di Drago”? Molti Maestri del passato spiegano che qualsiasi evento negativo che viviamo come: incontrare persone poco piacevoli o soffrire di malattie o vivere situazioni sgradevoli o incappare in incidenti dipende dal non amarsi.

In effetti, se ci si ragiona su e si scende in profondità si arriva proprio lì. Anche osservando altri demoni si giunge a questo risultato.


Gelosia, invidia, avarizia, orgoglio, paura, accidia, superbia… potremmo andare avanti all’infinito. Il vuoto d’amore proviamo a riempirlo con accessori di sopravvivenza. Si parla di un’energia, quella dell’amore, che è sopra ogni cosa. Di una potenza inimmaginabile, insostituibile, immensa, infinita. Amor vincit omnia. La

quale, appunto, viene associata ad una figura che, fin dai tempi più antichi, è considerata ineguagliabile: il Drago. L’Amore.



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