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Sai esercitare il libero arbitrio?

Cosa intendiamo per “libero arbitrio” nel linguaggio comune? Dall’enciclopedia Treccani “arbìtrio, lìbero: Espressione usata per indicare la libertà dell'uomo, i cui atti non sono determinati da forze superiori (di tipo soprannaturale o naturale), ma derivano da sue autonome scelte”.

Il libero arbitrio è quindi strettamente connesso al concetto di libertà.

“Siamo uomini liberi” si sente spesso dire. Una libertà così tanto proclamata da far pensare (e non ci vuole molto per capirlo) che in realtà se ne parli così tanto proprio per compensarne la mancanza.

Siamo davvero liberi di scegliere?

Per entrare più in profondità della questione, proponiamo alcuni esempi tratti dalla vita quotidiana di ognuno di noi.





Quando andiamo al supermercato e scegliamo di acquistare un prodotto piuttosto che un altro, stiamo esercitando il nostro libero arbitrio? Evidentemente… no! O perlomeno, nella maggior parte dei casi, non lo stiamo facendo. Crediamo di essere liberi di scegliere, ma ci sono davvero mille e più ragioni che possono darci dimostrazione del contrario. Una di queste è la pubblicità, diretta o indiretta, a cui siamo sottoposti (internet, tv, radio, cartelloni, giornali…). “Sì, ma io tanto non l’ascolto, non la leggo…”

Possiamo raccontarci tutte le scuse che vogliamo, ma in qualche modo, implicito o esplicito, la nostra scelta di un prodotto sarà influenzata da una serie di conoscenze, nozioni, schemi mentali, emozioni ricorrenti che abbiamo consolidato perlopiù inconsapevolmente nel corso della nostra vita. E questi ingredienti, mescolati tutti insieme in un bel calderone, vanno a formare quella nostra “capacità decisionale” che crediamo essere dettata veramente dal nostro profondo sé.





Poniamo un altro esempio.


Entro in un bar, mi siedo e ordino cappuccino e brioche. Fin qui tutto normale, oggi mi sono svegliata con la voglia di far colazione al bar con cappuccino e brioche e ho esercitato, pienamente consapevole di me, quella scelta, senza nemmeno dover consultare la lista.

Non ho deciso così influenzata da qualcuno che mi ha suggerito di fare così, non ho aperto Instagram e visto una foto di brioche e cappuccino…

Ecco, non sentite stridere qualcosa? Be’, intanto la maggior parte degli stimoli che ci influenza nemmeno ce li ricordiamo! E poi quel “pienamente consapevole di me” sembra un po’ esagerato come descrizione per una persona che prende una decisione così rapida, semplice, apparentemente innocua e parte del quotidiano di ognuno di noi.





La piena consapevolezza di sé è un obiettivo enorme e se seguite un percorso di risveglio, potete intuire ciò di cui stiamo parlando. Chi è pienamente consapevole di sé? Colui che è riuscito a togliere completamente il velo di Maya che lo separa dalla verità. Colui che sente sempre la voce di Anima, che vive totalmente nel presente e non subisce più alcun condizionamento, nemmeno  mentale, ma sa utilizzare la mente quando vuole e per il proprio sommo bene. Colui che sa discernere.





Possiamo approfondire ulteriormente la questione anche grazie alle ricerche neuroscientifiche. La scienza e l’umanità hanno sempre concordato che l’essere umano compie azioni che hanno origine nella sua coscienza e che il cervello e il corpo fisico le rispondano un immediatamente dopo. Ciò che si è sempre saputo e dato per scontato, è che è la nostra coscienza a dar origine all’impulso che ci porterà poi ad agire. Quindi, per esempio è nel momento esatto in cui udirò uno scoppio che la mia coscienza mi porterà a emettere un grido di spavento. Notate qualcosa di strano? Attenzione, perché l’inghippo si nasconde proprio qui! Ebbene no, non è affatto la coscienza che ci porta a reagire. Ciò che l’umanità dava per scontato fino a qualche decennio fa, non è esatto. E’ stato provato che la nostra macchina biologica reagisce (badate bene, non agisce, ma re-agisce) prima che la nostra coscienza se ne renda conto. Esistono diversi esperimenti, che non fanno che confermare la teoria del neuroscienziato Benjamin Libet: la nostra macchina biologica, prima di tutto il nostro cervello, si mette in moto appunto meccanicamente qualche frazione di secondo prima che noi ce ne possiamo rendere conto. Ciò sta a significare che la maggior parte delle azioni dell’essere umano sono dettate non da una scelta cosciente, ma dall’automatismo, dalla meccanicità, care compagne di abitudine e consuetudine.





Re-agire significa infatti “agire in risposta”. Si tratta di un agire condizionato da qualcos’altro che già esiste in noi, inconsciamente e prima che ci rendiamo conto di star compiendo una scelta. Agire deliberatamente, senza condizionamenti è ben diverso ed è qualcosa di meravigliosamente bello e prezioso a cui ambire nella propria vita.


Ma uscire dalla prigione dei condizionamenti autoimposti non è una passeggiata.





Pensiamo ad esempio a un nostro comportamento abituale, per esempio quello di non ascoltare i nostri interlocutori, di interromperli mentre parlano o di riempire ogni vuoto con considerazioni personali. Parliamo dell’incapacità di ascolto, comune a molte persone.

Ma credete che se ne rendano veramente conto? Anche quando un briciolo di consapevolezza giunge e si arriva a comprendere che effettivamente si invade lo spazio dell’altro con le proprie parole, questo comportamento si reitera nel tempo, perché è meccanico. E’ stato parte di noi per chissà quanto tempo! E quel preziosissimo briciolo di consapevolezza, è però solo l’inizio di un risveglio. Ci possiamo sorprendere a compiere la stessa azione meccanica un milione di volte e non riuscire comunque a fermarci prima che la nostra macchina biologica (il nostro cervello, il nostro corpo fisico e le emozioni) re-agisca. La chiave di tutto questo è sempre lei: l’osservazione. Qual è l’emozione che ci spinge verso una determinata reazione? Qual è il pensiero che fa scaturire quella reazione? Osserviamoci sempre, anche quando sembra essere troppo tardi perché ormai la rispostaccia l’abbiamo già data, perché  da quella situazione scomoda siamo già fuggiti, perché quel cioccolatino di troppo l’abbiamo già ingurgitato. Nell’osservarci con costanza, con determinazione e con tanta umiltà, faciliteremo quel processo di attivazione di una consapevolezza superiore, daremo il via libera ad Anima e alle forze superiori che si occuperanno di tutto il resto.





E’ importante rendersi conto che la stragrande maggioranza di ciò che facciamo, diciamo o pensiamo non sia nell’esercizio del libero arbitrio. Questa è la prima consapevolezza da acquisire per iniziare a intravedere le sbarre di quella prigione che ci siamo creati durante le nostre esistenze. Nel vederle, nell’osservarle, daremo il via a un meraviglioso processo di trasformazione che non ha bisogno di null’altro che della nostra semplice attenzione. Un velo dopo l’altro, ci avviciniamo sempre più alla realtà, alla nostra autenticità.


Inizieremo a sentirci più leggeri, davvero liberi di scegliere. E, se una scelta viene fatta col cuore, senza alcun tipo di condizionamento, fidatevi, ve ne rendete conto!





Il libero arbitrio non casca dal cielo, ce lo dobbiamo creare noi stessi.


Armiamoci quindi di tutte le qualità che possono aiutarci ad essere sempre più autentici, che possono avvicinarci sempre più alla voce di Anima. La libertà è già dentro di noi, dobbiamo solo avere il forte intento di credere in lei per potervi attingere e donarla al mondo.


 Tutte le immagini presenti in questo articolo sono prese da Pixabay ad uso gratuito, tuttavia, ne riportiamo ugualmente qui l'autore: fotorech - dnovac - suzyt - haeruman - meelimello - memorycatcher

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