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Magia e Denaro

Coda di rospo

Pelle di serpente

Avrò tanti soldi anche se non me ne faccio niente!”

Puff!


Perché non entra il denaro nella nostra vita?

Perché non ci pagano, perché c’è la crisi, perché non c’è lavoro, perché apparteniamo a un determinato ceto sociale, perché siamo sfigati, perché bla, bla, bla… bene, ok, le abbiamo dette tutte.

Adesso, visto che le tutte sono state dette, proviamo a dirne altre, senza spocchia e senza idiozia, così, solo per riflettere su altro.

Le motivazioni apparenti e materiali che diamo alla domanda iniziale sono ormai professate da tutti (attenti alle forme-pensiero, come vi dico in quest'altro articolo: "Le pericolosissime forme-pensiero") e non mi ci soffermerò. Ce ne sono altre, infatti, di cui non si parla abbastanza, ed è di queste che intendo parlarvi.


Perché non entra il denaro nella nostra vita?

Perché lo si considera una cosa “sporca”

Ora, non so voi, ma io, se sapessi che una persona mi considera sporca, abietta e magari dice anche che puzzo, io… beh… da quella persona non ci andrei. La nostra cultura, religione compresa, così come l’educazione di mamma e papà operai, ci ha insegnato che il denaro è il male. Gesù era povero e per questo buono (Balle! Ne aveva più di me!), l’imprenditore che ha tanti soldi è un arrivista senza scrupoli, chi ha tanti soldi è vanitoso e arrogante, per i soldi si uccide, il denaro è la tentazione, la felicità non la fanno i soldi… tutte frasi che, giorno dopo giorno, tramutano il denaro in un qualcosa da rifuggire, se si vuole rimanere puri e onesti e, nelle nostre memorie - soprattutto nel nostro inconscio - attorno al denaro si concretizza sempre più la figura di un volto demoniaco che ci vieta di far entrare i soldi in noi, nella nostra vita, con entusiasmo e considerandoli belli, sani, genuini, incontaminati. Vero o no?


Perché il soldo è un valore e noi... non valiamo.

Il denaro, nella nostra esistenza, è considerato uno strumento dal valore molto alto. Senza i soldi non si può fare praticamente nulla. Persino la nostra salute è basata su di esso, in quanto ci permette di curarci meglio e, quindi, vivere (vi sembra poco?). Il denaro, dunque, acquisisce un merito incredibile, un’importanza non solo notevole, ma indispensabile. Grazie a esso si mangia anche e, quindi, si vive (vi sembra poco?). E’ chiaro, perciò, che è un qualcosa che vale molto e, nella nostra mente, gli si danno forme, lo si visualizza attraverso uno yacht, ville, completi firmati e ventiquattrore, vacanze, benessere, potenza, governo.... Tutte cose dal grande valore per la nostra educazione e, se noi non valiamo allo stesso modo, ovviamente, non può esserci una connessione tra noi e il denaro. Perciò, se io mi auto-svaluto, di conseguenza mi ritroverò con soli pochi spiccioli, ovvero: un tot. di denaro pari alla valutazione di me stessa.


Perché gli si dà troppa importanza.

Lo si considera indispensabile. Nei suoi confronti si hanno molte, troppe aspettative, è vitale, fondamentale, tutto ruota intorno a lui. Pensate, forse, che chi è ricco pensi al denaro in questo modo? Direte – Certo che no! Lui ha già i soldi, perché doversene preoccupare? -. E’ vero, ma al di là del fatto dell’averne o meno, è proprio la preoccupazione a fare attrito. E voi direte ancora: Ma è proprio perché non ne ho che mi preoccupo, altrimenti non mi preoccuperei! Ebbene, per non cadere in un circolo vizioso ed evitare di imitare i criceti, vi consiglio di osservare la cosa all’incontrario, ossia: non avete denaro proprio perché vi preoccupate del fatto che non lo avete. Non vi ricordate più che la realtà è uno specchio? L’ho scritto tante volte. Potrebbe essere un motivo, non trovate?


Perché ci sembra impossibile averlo.

Chi nasce quadrato non può morire tondo. E’ raro che in una famiglia “povera” (oggi la povertà è diversa da quella di un tempo), si possa credere con fermezza - crederci davvero, intendo - sentendolo dentro, che nostro figlio diverrà un riccone. Glielo si augura, si prova a insegnarli come fare, ma è solo la speranza a guidarci e non la sicurezza. Non solo, saranno molte di più le frasi tipo Per campare dovrai sudare sette camicie che gli diremo, piuttosto che altre, perciò il possedere tanto denaro diventa solo un sogno. Un ingrediente della fantasia, sapendo benissimo che mai potrà essere la realtà. Si utilizza questo metodo del “tarpare le ali” per non illudere, perché è il male ad avere sempre la meglio, e nostro figlio, illudendosi, soffrirebbe. Non si pensa, invece, che ad avere la meglio potrebbe essere il bene, e che nostro figlio, credendosela, potrebbe davvero diventare ricco solo perché è riuscito, con l’immaginazione, a realizzare la realtà che più desiderava. Lui non darà mai per certa la consapevolezza di averlo e non l’avrà. Vi siete mai chiesti come viene educato il figlio di un riccone? Senza badare a spese. Quello che voglio dire non è che dovete comprare al vostro erede tutto quello che vuole di molto costoso, ma semplicemente provare a cambiare un po’ l’educazione inerente ai soldi che ogni giorno gli fornite. Modificare le informazioni che seminate nel suo cervello e che lui nutrirà e coltiverà. Potrebbe essere un’ipotesi.


Perché ne abbiamo bisogno.

L’Universo, così come la nostra anima, non ci vogliono bisognosi. Ci vogliono Dei. Onnipotenti. Fatti a immagine e somiglianza di Dio. Un Dio non ha bisogni. E’ solo l’uomo che si rende micragnoso. Finchè si percepisce il soldo come un bisogno, quindi, non arriverà mai, perché occorre capire che, soprattutto nel Qui e Ora, abbiamo esattamente tutto ciò di cui necessitiamo. Se vogliamo avere più denaro, dobbiamo trasformarlo in una logica conseguenza. Io non ho bisogno di soldi, “io voglio più soldi perché così almeno potrei fare anche questo ma vivo bene lo stesso”. Vivo davvero bene lo stesso. Se mi sento appagata interiormente, e nel vero senso della parola, il denaro troverà la porta d’accesso per entrare nella mia vita, ma se lo bramo per paura della sofferenza, esso non entrerà finché non imparerò a capire che posso avere tutto ciò che voglio. Starà lì ad aspettare e a dire: “Quando capirai e percepirai che posso arrivare in piena fluidità, senza motivi che ti incatenino, arriverò”. Ma ci pensate?


– Perché lo consideriamo il motivo dei nostri movimenti.

Quando facciamo qualcosa, come ad esempio il nostro stesso lavoro, ogni giorno, come bravi soldatini, quando creiamo qualsiasi cosa, lo facciamo solo ed esclusivamente per il denaro e per pagare a fine mese tutte le spese delle quali non possiamo liberarci. Povero denaro… a lui nessun riconoscimento come essere a sé! E’ solo un mezzo e non una gioia. Ma, detto così, non si capisce. Il fatto è che se io, ad esempio, scrivessi un libro e lo facessi solo per guadagnare, non per fare innocentemente del bene al mondo attraverso la mia creazione, non guadagnerei mai. Se, invece, scrivessi solo per passione (facendo del bene anche a me stessa) e per contribuire sinceramente e in totale pulizia al benessere degli altri, il denaro si sentirebbe ben lusingato di appartenere in cambio alla mia vita. E’ nel momento in cui dono incondizionatamente che posso poi godere di tutto ciò che mi fa stare meglio, non quando offro per un tornaconto. Fosse anche solo il tornaconto dell’affetto da parte degli altri. Ci muoviamo solo in base ai soldi, capite che responsabilità, poveretti, gli stiamo dando? Non se la prendono un’incombenza così! Sfido, io! Voi vi prendereste una responsabilità del genere? Tipo… far vivere bene o male una persona per mano vostra? Dai… non potete darmi torto!


Per attrarre denaro dall’esterno all’interno di noi, dobbiamo modificare il nostro interno verso l’esterno. Solo così potremmo godere una vita appagante in ogni ambito. E’ difficile. Molto. Non lo nego. Io ci scherzo su, ma comprendo quanto sia brutto. Ho saputo cosa significa. E oggi voglio vivere diversamente, non più come un tempo. Continuo così ad allenarmi, la strada è lunga, ma non mollo. Provate anche voi, alla fine… non costa niente. E’ solo un meccanismo della mente che va modificato.

Vi lascio a questo video di Salvatore Brizzi e vi consiglio di acquistare il suo libro “La Via della Ricchezza” nel quale, alcuni concetti, sono spiegati ancora meglio.




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